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Vercelli, dieci squadre in campo per la ricerca: la storia dietro il torneo ACAR
23Set
Domenica 27 settembre, il GSD Canadà di Vercelli ospiterà “Un gol per la ricerca – Canada for ACAR Cup 2026”, un torneo di calcio dedicato alla categoria Pulcini. Dieci squadre scenderanno in campo all’insegna dello sport, del fair play e della solidarietà, con l’obiettivo di sostenere la ricerca sulle malattie scheletriche rare.
Dietro questo torneo c’è però una storia personale, nata dall’esperienza di Andrea e della sua famiglia, direttamente coinvolti nella realtà delle malattie scheletriche rare. Una storia di solidarietà, incontri e collaborazione che ha trasformato un piccolo sogno in un’iniziativa concreta. Ve la proponiamo di seguito integralmente.
Andrea è il papà di Samuele, quattro anni e mezzo, e sia lui sia il bambino sono affetti da esostosi multiple, una rara malattia scheletrica. È proprio questo legame diretto con la patologia ad aver avvicinato la famiglia ad ACAR e ad aver fatto nascere il desiderio di provare, nel proprio piccolo, a rendersi utile anche per le altre famiglie che vivono la stessa esperienza.
«Io e la mia famiglia ci siamo semplicemente chiesti cosa potessimo fare. Non avevamo grandi mezzi o esperienza nell’organizzare eventi, ma volevamo iniziare da qualcosa», racconta Andrea.
La prima occasione arriva attraverso un’iniziativa legata a Telethon: una raccolta fondi basata sulla vendita di scatole di biscotti, parte del cui ricavato sarebbe stato destinato all’associazione. Il risultato supera le aspettative: Anna, la mamma di Samuele e Andrea riescono a raccogliere 1.795 euro, di cui 585 destinati ad ACAR.
Un’esperienza vissuta con grande partecipazione, ma anche con un po’ di ironia. «In quel periodo scherzavamo sul fatto che sembravamo diventati degli spacciatori di biscotti. Tra amici, conoscenti e clienti cercavamo di coinvolgere chiunque potesse darci una mano».
Proprio quella prima esperienza, però, lascia qualcosa in più. Andrea osserva altri membri dell’associazione, magari presenti da più tempo e più strutturati, capaci di organizzare iniziative ed eventi importanti sui propri territori. E comincia a coltivare quello che definisce “un piccolo sogno”: riuscire un giorno a fare qualcosa di più grande anche nel Vercellese. Un desiderio che, in quel momento, gli sembra però molto lontano dalle proprie possibilità. «Vedevo quello che riuscivano a fare gli altri e pensavo che sarebbe stato bellissimo provare a fare qualcosa anche qui. Ma ero da solo. Avevo la volontà, avevo il motivo, però non avevo una struttura e sinceramente non avrei saputo nemmeno da dove partire».
Poi entra nella storia Michela.
Andrea e Michela si conoscono attraverso BNI, una organizzazione di networking professionale, fissano un primo appuntamento conoscitivo, uno di quegli incontri in cui due professionisti si raccontano, spiegano ciò che fanno e cercano di capire meglio le rispettive attività.
Durante quella conversazione si parla inevitabilmente anche di vita personale, famiglia ed esperienze. Andrea racconta di Samuele, di ACAR, della prima raccolta fondi con i biscotti e, a un certo punto, si confida con Michela su quel piccolo sogno che continuava a sembrargli troppo grande per poter diventare realtà.
«Le dissi che mi sarebbe piaciuto riuscire ad organizzare qualcosa di più importante per aiutare l’associazione. Vedevo ciò che riuscivano a fare altri membri di ACAR e pensavo che sarebbe stato bellissimo riuscire a fare qualcosa anche qui. Ma le dissi anche, molto sinceramente, che ero da solo e che non avrei saputo da dove cominciare».
A quel punto Michela lo guarda negli occhi, alza la mano destra e gli dice una frase che Andrea ricorda ancora perfettamente: «Andrea, dobbiamo solo decidere il giorno.» La risposta è immediata. «In che senso?»
Andrea, infatti, non sapeva ancora quanto Michela fosse coinvolta nella realtà del GSD Canadà Calcio e quanto conoscesse da vicino le persone della società. Michela, invece, sapeva di poter trovare sensibilità, disponibilità e sostegno per provare a trasformare quella confidenza in qualcosa di concreto.
Da quel momento cambia tutto.
Quello che fino a pochi minuti prima era soltanto un desiderio, raccontato durante un incontro di lavoro quasi come qualcosa di lontano, comincia ad assumere la forma di un vero progetto. L’idea viene accolta, altre persone si mettono a disposizione, arrivano collaborazioni, squadre, allenatori e famiglie.
Nasce così “Un gol per la ricerca – Canadà for ACAR Cup 2026”, che domenica 27 settembre porterà a Vercelli dieci formazioni della categoria Pulcini 2017 per una giornata dedicata al calcio, al fair play e alla solidarietà.
L’obiettivo è sostenere ACAR e contribuire alla ricerca sulle malattie scheletriche rare, ma il significato dell’iniziativa va anche oltre la raccolta fondi.
«Questa esperienza mi ha fatto capire una cosa molto semplice. Tante volte pensiamo che, per fare qualcosa di importante, dobbiamo sapere già fare tutto, avere i mezzi, le persone e l’organizzazione. Invece a volte bisogna avere il coraggio di raccontare un sogno, anche quando ci sembra troppo grande per noi. Poi può succedere di incontrare qualcuno che non si limita a dirti che è una bella idea, ma ti risponde: facciamolo».
È probabilmente proprio questa la sintesi migliore dello spirito con cui è nato il torneo: persone diverse che mettono a disposizione ciò che possono, ciascuna con il proprio contributo. Un’idea, del tempo, una struttura sportiva, una squadra, una collaborazione, una famiglia che decide di partecipare.
Da qui anche la frase scelta per accompagnare l’evento: “Fare del bene insieme.”
Il 27 settembre, sul campo del Canadà, saranno soprattutto i bambini i protagonisti. Bambini che giocheranno, si divertiranno e si confronteranno nel segno del fair play, contribuendo allo stesso tempo ad aiutare altri bambini e altre famiglie.
Una manifestazione sportiva, quindi, ma anche una storia di territorio e di comunità. Nata da una famiglia direttamente coinvolta nella realtà di una malattia rara, da qualche scatola di biscotti, da un incontro conoscitivo di lavoro e da una frase capace di trasformare un piccolo sogno, fino a quel momento molto lontano, in una data sul calendario: «Andrea, dobbiamo solo decidere il giorno.»
Vercelli, dieci squadre in campo per la ricerca: la storia dietro il torneo ACAR
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